E’ un clone di moscato originale e poco produttivo, dotato di un grappolo di peso medio-basso, non eccessivamente compatto e con acino medio piccolo, che raggiunge naturalmente un elevato grado di maturazione.

Il “biotipo Casauriense” è il frutto del lavoro svolto dall’Agenzia regionale per i servizi di sviluppo agricolo della Regione Abruzzo in collaborazione con il Crivea Abruzzo e con le Università di Foggia e di Bari, in virtù dell’opera di sensibilizzazione avviata dal Consorzio di Tutela e proseguita dalla famiglia Angelucci, supportati alla preziosa documentazione storica dello studioso Antonio Alfredo Varrasso.

Questo impegno congiunto, ha portato al riconoscimento del clone codificato come Uba-Ra-Mo 16 da parte del Ministero delle politiche agricole e forestali, e ha scongiurato il rischio di estinzione per quello che è considerato non solo un patrimonio della viticoltura nazionale ma anche un importante simbolo di un’identità sociale e di conservazione delle antiche tradizioni produttive.

La produzione di Moscatello di Castiglione può farsi risalire sicuramente dalla metà del 1600, come risulta da numerosi documenti del XVIII secolo. La prima testimonianza è rintracciabile nel Libro degli affitti, case e vigne, adoa dell’Illustrissima Camera Baronale di Castiglione alla Pescara del 1747 dove si riporta che tali Pietro Cristallini e Gesmino Gesmini pagavano l’affitto “per il Moscatello alle Coste di San Felice”.

In maniera più incisiva Filippo Fasulo di Napoli, impegnato a valutare a fini essenzialmente fiscali e nell’interesse statale, il feudo della famiglia de Petris-Fraggianni situato in Castiglione alla Pescara (diventata Castiglione a Casauria nel 1863), scrive nel 1766 che “Vi è in tempo di estate la vendita di moltissimi frutti gentili ed un Moscatello di buonissima qualità, che si trasporta fino all’Aquila, donde ne riportano una considerevole somma di denaro ogni anno”.

Notazioni analoghe, rinvenute anche in atti notarili, si ripetono negli anni immediatamente successivi e consentono di individuare altre zone di produzione e il loro pregio – Coste di San Felice, Costa delle Forche, Vicennola, Fornaca – ma anche l’importanza economica che questo vino riveste per il territorio, almeno fino ai primi venti anni del 1900, quando fu abbandonato a causa della fillossera e del fenomeno della forte emigrazione all’estero di molti abitanti delle zone interne dell’Abruzzo.

Il Moscatello è rimasto conservato per tutto il 1900 solo in piccolissimi appezzamenti non professionali, destinati al consumo familiare, particolarmente in occasione della festa del patrono S. Biagio, ma la mancanza di interventi tecnici ne avevano quasi definitivamente depauperato il suo valore..