Situata all’ingresso est delle famose “Gole di tre Monti”, l’area casauriense è famosa sin dall’antichità anche per le sue particolari condizioni pedo-climatiche, caratterizzate da terreni mediamente sciolti, dal notevole sbalzo tra le elevate temperature del giorno e quelle più fresche della notte e soprattutto dalla continua presenza di vento.

Il “pescarino” come lo chiamano da queste parti, spingendo con diversa intensità, ora più dolce ora più impetuoso, s’insinua infatti tra le Gole che il fiume Pescara, il più lungo d’Abruzzo (152 km) e il maggiore per estensione di bacino tra quelli a sud del Reno, ha scavato tra le rocce calcaree.

Qui, dunque, l’escursione termica notturna e la particolare ventilazione consentono ai vigneti non solo di “respirare” dopo aver accumulato il calore del sole fino al tramonto, ma anche di mantenere le uve sempre asciutte e al riparo di umidità, creando così le condizioni favorevoli per la lunga maturazione e per il tradizionale appassimento delle uve sulla pianta.

Passaggio obbligato tra le zone montane e il mare dell’Abruzzo, questa zona ha sempre rivestito un ruolo strategico dal punto di vista economico e sociale in ogni epoca. Accanto al fiume vi scorreva uno dei principali tratturi che da L’Aquila conducevano le greggi verso l’Adriatico, diventata un’importante via di comunicazione per quanti commerciavano con l’Oriente e per i viandanti diretti al Santo Sepolcro di Gerusalemme, poi affiancata dall’antico tracciato della via Tiburtina Valeria e oggi dall’autostrada A25 che collega Roma a Pescara in meno di due ore di automobile.

Sulla strada che conduce alla cantina, si erge la straordinaria Abbazia di S. Clemente a Casauria, uno dei monumenti più visitati dell’intero Abruzzo, un particolare della quale è richiamato sull’etichetta del Moscatello. Voluta e protetta dall’imperatore d’Italia Ludovico II dall’anno 871, per molto tempo fu ritenuta prezioso avamposto del dominio franco nell’Italia meridionale, tanto che la sua influenza culturale e la sua giurisdizione economica le consentirono di essere equiparata per importanza all’Abbazia di S. Vincenzo al Volturno e a quella di Montecassino.

Oltre a castelli, chiese ed eremi di straordinaria suggestione, la media valle del Pescara offre un paesaggio davvero affascinante anche dal punto di vista naturalistico, con una vegetazione prevalentemente boschiva, habitat naturale per la fauna tipica del luogo, come il lupo appenninico, il cinghiale, l’aquila reale e il falco pellegrino, dei quali è facile trovare traccia nei vigneti.